Cresce l'attenzione per l'infanzia urbana e la
partecipazione, ma siamo ancora nel pieno della fase pionieristica in cui si
combinano forti dichiarazioni d'intenti e deboli capacità realizzative; è ora
necessario far camminare nella pubblica amministrazione, nella scuola, tra i
cittadini, una cultura operativa della partecipazione, con programmi e metodi
che consentano di passare dalle intenzioni alle realizzazioni.
Il mondo della scuola e della educazione è ancora in larga misura occupato dai
discorsi sul diritto dei bambini alla città e dalla ricerca dei bisogni del
bambino urbano.
Nelle prime esperienze in cui si chiede ai ragazzi di riprogettare la città, o
parti di essa, l’impresa viene spesso proposta come un esercizio di fantasia e
immaginazione da tradurre in un atto creativo: il "progetto". Le informazioni di
base fornite sono di regola molto generali e teoriche, inesistenti o quasi i
materiali di documentazione e i riferimenti concreti per meglio individuare
problemi e possibili soluzioni. Quasi mai la progettazione è accompagnata dalla
assunzione di responsabilità operative nei confronti dei loro spazi di vita
quotidiani da recuperare, da migliorare e da mantenere nel tempo: i cortili di
scuola e condominiali, il giardino sotto casa, il percorso casa-scuola, la
pulizia delle strade del quartiere... Tutto rischia così di ridursi ad una
operazione didattica e di consumarsi dentro l'ambiente scolastico.
L’esperienza storica del più maturo associazionismo educativo e sociale europeo
(Francs et Franches Camarades, Ligue française de l’enseignement et de l’éducation
permanente, C.E.M.E.A., in Francia, Arbeiterwohlfahrt in Germania, Pro Juventute
in Svizzera…), che già lavorava su questo terreno a partire dalle esigenze di
gioco e di sviluppo sociale della personalità dei minori nei lontani anni ’70,
ci indica due condizioni per dare senso ed efficacia alla partecipazione dei
cittadini e dei minori in particolare che raramente sono presenti nelle tante
formule di “progettazione partecipata” praticate da noi:
- l’elaborazione di progetti “possibili”, realizzabili, almeno parzialmente, in
tempi accettabili per i “progettisti partecipanti” (di qui l’opportunità di
fornire loro una efficace documentazione circa le soluzioni già adottate in
altre situazioni per i problemi da affrontare in sede progettuale e la necessità
di controllare i tempi e le modalità con cui saranno concretamente realizzate le
sistemazioni);
- la presa in carico, per quanto possibile, non solo della progettazione ma
anche della realizzazione e della gestione degli spazi urbani (manutenzione,
animazione ).
[citazioni da "Infanzia, adolascenza e spazi urbani: un rapporto sempre più difficile" di Dario Manuetti]
Documenti di lavoro: