Gli attuali processi di socializzazione e formazione non consentono ai minori di
avvicinarsi per esperienze graduali e successive ai diversi aspetti della
condizione adulta: il cittadino, il produttore, l’individuo maturo e
responsabile; esperienze che funzionino via via da iniziazione alla
partecipazione civile e politica, al lavoro professionale, alle responsabilità
personali e familiari che caratterizzano il ruolo adulto.
I minori sono stati – e sono tuttora – trattati come “utenti”, come “clienti” e mantenuti lontani dalla vita adulta, rinchiusi in strutture e pratiche a fruizione passiva. Adolescenti e giovani sono sottoposti a condizioni di tutela e controllo proprie dell’infanzia, mentre potrebbero prendere in mano molti aspetti della loro vita oggi gestiti dagli adulti e dalle istituzioni.
La proposta de La città possibile consiste nell’adottare come prima modalità di contatto con i giovani una formula tipo Cantiere per adolescenti 15-18 anni per la qualificazione degli spazi urbani.
[citazioni da "Chiamare i giovani a cambiare la città" di Dario Manuetti]