“Nelle società pre–industriali occidentali, nelle
città come nelle campagne, c’era un solo spazio sociale,
al tempo stesso pubblico e privato,risalente a prima della distinzione moderna
tra il pubblico e il privato,
era, nella città, nel villaggio, la strada...
Questo spazio apparteneva allo stesso titolo agli uomini e alle donne, ai
bambini e agli adulti.
La strada era “territorio” proprio dell’infanzia come del mondo adulto.
L’adulto ci passava il tempo e ci trattava i suoi affari.
I bambini ci giocavano, soprattutto i bambini del popolo”.
(Philippe Ariès)
Nella città attuale è l’infanzia che paga il
prezzo più alto sul
piano della qualità della vita.
La vera emergenza è sul versante dei processi di socializzazione e delle
capacità relazionali.
Il dominio dell’automobile ha progressivamente
sottratto ogni spazio, ogni possibilità di autonomia nei giochi, nella mobilità
e nelle relazioni interpersonali dei minori, cancellato ogni occasione di
esplorazione, di esperienza e di avventura.
Bambini barricati in casa, inchiodati davanti alla televisione, soli, bambini
“gestiti” a ore da operatori specializzati nelle attività strutturate del
consumo formativo, sportivo e di tempo libero, attività tutte direttamente
mutuate dai modelli adulti e di fatto imposte ai bambini.
E' quasi del tutto scomparsa la dimensione del gruppo
amicale di vicinato, fondamentale sul piano relazionale e ludico e per la
progressiva assunzione di autonomia rispetto all’ambiente familiare.
[citazioni da "Chiamare i giovani a cambiare la città" di Dario Manuetti]